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SARS-COV2: Possiamo difenderci con la Nutrizione?

In tempo di pandemia da Sars-Cov2,il nuovo virus ad RNA, che ha colto di sorpresa l'intero pianeta, dove le informazioni sono tante, a volte contrastanti, e dove la certezza di una cura che sconfigga per sempre un virus di questo genere sembra una chimera, riflettere su quello che il nostro organismo, da solo, con le sue potenzialità immunitarie possa fare, credo che sia doveroso, utile e produttivo per la nostra salute.

E' piuttosto inquietante che la Scienza Ufficiale non faccia mai menzione di adottare prevenzione nutrizionale, anche in questo gravoso frangente. E' sempre molto pericoloso quando l'uomo viene esposto a nuovi virus, verso i quali il nostro sistema immunitario si deve rapportare per la prima volta, senza averne memoria immunologica al fine di costruire anticorpi adeguati e duraturi nel corso della vita.
Conoscere più a fondo il  sistema immunitario e le armi di difesa naturali che abbiamo per fronteggiare situazioni simili, può aiutarci sicuramente a reagire meglio verso il virus Sars- Cov2 e a non incorrere con facilità in situazioni gravi, incompatibili con la vita.
A tal proposito, faccio menzione di una referenza scientifica mondiale di eccellenza, un punto di riferimento indiscusso sulla Nutrizione Antinfiammatoria PRO-RISOLUZIONE che è il prof. Barry Sears, ideatore della Dieta Zona,ricercatore da oltre 45 anni  in campo medico e biotecnologico e adamantino esempio scientifico dei vantaggi che nell'organismo può dare un programma nutrizionale antinfiammatorio, ben orchestrato dagli ormoni e dai geni influenzati dalla dieta.
La sua illuminata opinione, in questo frangente, è sicuramente importante per aiutarci a star meglio e a fronteggiare la SARS-COV2.

Quali sono i suoi pensieri in proposito? Eccoli:

I virus esistono prima di noi e a noi sopravviveranno. Cosa possiamo fare quando un  nuovo patogeno dal suo serbatoio animale naturale passa ad infettare gli esseri umani? Non molto. Se ripercorriamo la storia ciò accadde  con la Peste Antonina, che imperversò nel 165-180 A.D. ed uccise circa 5 milioni di persone nell' Impero Romano; con molta probabilità la causa di quella peste era il virus del vaiolo. Quando gli  esploratori europei  raggiunsero le Americhe, diffusero il vaiolo alla totalità di quelle popolazioni che non erano  immuni  e causò il decesso di circa 100 milioni di persone negli indigeni del Nord e del Sud America. I nuovi virus emergenti possono fare altrettanto danno. Secondo i dati del CDC (Centers for Disease Control), la comparsa della "Spagnola" nel 1918-1920 infettò circa 1/3 della popolazione mondiale e uccise fra i 20 e i 50 milioni di persone in tutto il mondo (1)Allora non esistevano nè vaccini nè antibiotici per trattare le infezioni secondarie, solo la quarantena e l'igiene personale.
Oggi per trattare le pandemie dei nuovi virus, non esistono molte  armi poichè non vi sono a disposizione vaccini  o  farmaci antivirali specifici per trattarle; si usano cure mediche (es. ventilatori) per gli infettati fino a quando  il paziente o vive o muore.

Secondo la CDC negli US non è stato fatto un buon lavoro per l'influenza stagionale 2018-2019, in quanto è stato stimato che più di 35 milioni di americani si sono ammalati e 34 mila sono morti nonostante ora ci siano i vaccini (2).

Come stiamo gestendo attualmente il Covid-19 dato che non esistono vaccini efficaci o farmaci antivirali altrettanto efficaci?

I Cinesi hanno adottato una quarantena molto stretta. In Europa e negli Stati Uniti la quarantena è stata meno restrittiva, con il risultato che abbiamo avuto un maggior numero di casi e maggiore mortalità.
Tuttavia, nel momento in cui termina la quarantena, il virus sta semplicemente aspettando di diffondersi rapidamente tra la popolazione non esposta.

Possiamo pensare ad un altro approccio?

Secondo lo scienziato la risposta è decisamente sì. Possiamo chiamarlo un approccio IMMUNO-NUTRIZIONALE. Vediamo perchè:

Il nostro organismo ha un potente sistema interno per combattere virus e batteri; è la combinazione, la sinergia tra il sistema immunitario innato e quello adattativo. Il primo è un sistema atavico, primordiale e reagisce prontamente; è il primo responder verso i pattern strutturali sia virali che batterici ed è sotto lo stretto controllo nutrizionale, mentre il sistema adattativo è più  sofisticato, più lento a reagire ( specialmente verso i nuovi invasori biologici);produce gli anticorpi che digeriscono letteralmente l'invasore microbico conservandone la memoria qualora si presentasse di nuovo. Questo secondo sistema, per funzionare, ha però bisogno che il sistema immunitario innato si inneschi e lavori per primo.
E' qui che entra in gioco la IMMUNO-NUTRIZIONE che non è un semplice consiglio di cosa mangiare per seguire una dieta salutare, ma richiede un sistema ad alta definizione nutrizionale che sia Pro-Risolutivo del processo infiammatorio, ottimizzando il lavoro del sistema immunitario innato a potenziare le nostre difese primarie contro le infezioni virali e di quello adattativo per essere più efficiente verso ogni tipologia di invasione microbica. La chiave è quella di ottimizzare la nostra RISPOSTA di RISOLUZIONE interna.

Più infiammazione abbiamo nell'organismo e meno è probabile che possiamo attivare il sistema immunitario, pronto a rispondere all'insulto virale o batterico. Questo è  infatti il primo obiettivo, quello di ridurre l'eccesso di infiammazione nell'organismo, ma non assumendo  antinfiammatori che bloccano una fase importante del processo di Risoluzione, ma seguendo una dieta antinfiammatoria. La dieta Zona risponde perfettamente a tali requisiti.
La nutrizione Antinfiammatoria, PRO-RISOLUZIONE, alla cui base vi è la dieta Zona, si avvale di tre step principali:

1) RIDURRE: 
Ridurre l'eccesso di infiammazione dell'organismo attraverso la  Dieta Zona, dieta antinfiammatoria per eccellenza  (4-6)  perchè riduce l'attività di un potente fattore nucleare di trascrizione che è NF-Kb, il quale, una volta innescato, dà luogo alla produzione di citochine infiammatorie (es. IL-6, ampiamente riscontrata nei casi di COVID-19) che possono diventare una vera e propria tempesta, causa delle complicazioni di questo coronavirus.

2) RISOLVERE:
Indurre nell'organismo la sintesi di RESOLVINE, un gruppo di ormoni che derivano dagli Omega-3 e dalla loro congrua concentrazione nel sangue (7-8). Di quanti omega 3 abbiamo bisogno? Ce lo indica il rapporto nel sangue AA/EPA che rappresenta la relazione tra gli Omega 3 e gli Omega 6  rilevabile con le analisi lipidomiche. Questo importante marker,a protezione anche cardiovascolare, deve mantenersi in un intervallo ben preciso per il nostro stato di salute tra 1,5 e 3 (3). In US e UK per la maggior parte della popolazione, vengono richiesti almeno 5 gr al giorno di EPA e DHA poichè il rapporto in questi due paesi si aggira intorno a 20. Anche in Italia ci stiamo avvicinando pericolosamente a questi valori.

3) RIPARARE:
Promuovere la riparazione dei tessuti danneggiati e innalzare la funzionalità del sistema immunitario.
In questa fase è necessaria un elevata quota di POLIFENOLI nella dieta, possibilmente idrosolubili, ( es. delfinidine contenute nella buccia dei mirtilli, maqui ) che raggiungano velocemente il circolo sanguigno ed attivino un fattore di trascrizione genico, "l'enzima della vita" AMPK che oltre a coadiuvare l'arresto della sintesi delle citochine, promuove la riparazione del tessuto danneggiato dal virus.
Abbiamo bisogno di almeno 1g di Polifenoli al giorno per mantenere il livello della Emoglobina Glicosilata (HbA1c), indice  dello stress ossidativo dell'organismo, tra i 4,9 e 5,1% e le delfinidine risultano la scelta migliore.(9)

Se anche una di queste 3 fasi non funziona con l'efficienza ottimale, verrà inibita la nostra possibilità di controllare le conseguenze dell'infezione da COVID-19.

 Secondo lo scienziato, tenere in mano il controllo di questo processo, può avere un significato profondo e fare la differenza tra un naso che gocciola o trovarsi sotto un ventilatore.

Vediamo un'analisi più precisa della situazione attuale secondo Barry Sears:

Il rischio di essere esposti a questo virus è molto alto perchè SARS-COV2 è estremamente infettivo e si diffonde con facilità nel mondo globalizzato.

Non è ancora stata raggiunta l'immunità di gregge che avviene quando un numero congruo di individui nella popolazione ha generato sufficienti anticorpi per prevenire epidemie future. Gli anticorpi si ottengono dopo l'infezione diretta da virus o dopo inoculazione di un vaccino efficace;  ma a tutt'oggi non esiste né un vaccino efficace, né farmaci antivirali specifici e quelli che attualmente vengono usati non risultano molto efficaci. La miglior difesa contro i microbi resta sempre il nostro sistema immunitario.

 Il vaccino contro Sars-Cov2?
 Sears illustra la seguente situazione:

  Si stima che la mortalità associata al Covid-19 sia intorno a 0,5% degli infettati una volta che tutti i soggetti infettati asintomatici  ( intorno all'80% degli infettati attuali) siano conteggiati. Il tasso di  mortalità finale da Covid-19 potrà  essere 5 volte superiore rispetto a quello generato dal virus dell'influenza, della stagione passata che è intorno a 0,1% (1). Rispetto agli altri coronavirus, come la Sars Cov1 (virus che causa la SARS) o la Mer-Cov (virus che causa la MERS) con elevata mortalità rispettivamente del 10% e 35 %, che uccidono l'ospite in modo talmente rapido da lasciare una piccola possibilità di infettare altri soggetti,( per questo motivo possono essere abbastanza contenuti) e  altri coronavirus come quello del comune raffreddore che virtualmente non è causa di  mortalità (3),la Sars-Cov2 ha,per così dire, una posizione speciale,di privilegio, poichè riesce a causare il danno massimo con un tasso di mortalità abbastanza basso , che non uccide velocemente, ma che può infettare tutti fino a che non si genereranno gli anticorpi in quei pochi soggetti che sono sopravvissuti dopo essere stati infettati. E' sempre la prima ondata d'infezione, da qualunque virus, che porta la maggiore letalità.
La prima ondata di influenza nel 1918-1919 fece morire tra i 25-50 milioni di persone in tutto il mondo(4). Sebbene ora abbiamo vaccini per il virus dell'influenza,non sono molto efficaci perchè questa tipologia di virus cambia di anno in anno. I tassi di mortalità nel 1918 crollarono poichè la natura dei nuovi virus è quella di tendere a mutare al fine di ridurre la loro iniziale letalità, in modo da non uccidere la totalità degli'ospiti dei quali hanno bisogno per potersi replicare.
Si prevede pertanto che le ondate future di Sars-Cov2,potranno essere meno letali, anche se non è purtoppo la situazione attuale.
  Pertanto  sarà improbabile che potrà essere sviluppato un vaccino efficace contro Sars-Cov2 per lo stesso motivo che non esistono vaccini per contrastare il comune raffreddore.
Tutti i virus del genere  coronavirus mutano troppo rapidamente per sviluppare un vaccino efficace (5) perciò, secondo l'opinione dello scienziato, attendere 18 mesi per un vaccino realmente efficace, significa sperare in probabilità  molto ridotte. Quale può essere la soluzione per costruire un'adeguata immunità di gregge se non si potesse svilppare un vaccino efficace? Una risposta  potrebbe essere quella di esporsi alla SARS-COV2, in quanto la quarantena può avere inizialmente successo nell'abbattere il tasso iniziale di infezione, ma una volta terminata, il virus ha ancora abbastanza ospiti non protetti per potersi replicare.
Ciò avviene perchè molti soggetti risultano asintomatici e possono rimanere portatori del virus ed infettarne altri nella popolazione generale.
Due report recenti sembrano indicare questa possibilità (6-7).
La percentuale di popolazione che deve avere anticorpi verso il virus per acquisire l'immunità di gregge, dipende da quanto sia infettivo il virus. Per esempio il virus del morbillo è circa 5 volte più infettivo di Sars-Cov2(8). Questo significa che il 95% della popolazione deve possedere anticorpi per evitare epidemie future. Poichè SarsCov2 è meno infettivo del morbillo, basta che il 66% della popolazione li acquisisca. Attualmente in US la percentuale di popolazione con anticorpi è praticamente zero. Quindi in assenza di un vaccino efficace, l'esposizione controllata è l'unico modo per acquisire anticorpi fino a che non siano stati infettati i 2/3 della popolazione in US.

I massimi epidemiologi dell'Imperial College in UK hanno dimostrato che la quarantena "appiattirà la curva" dei soggetti per i quali è richiesta la terapia intensiva immediata
, evitando il sovraccarico delle strutture sanitarie (9-10). Inoltre la quarantena ridurrà la mortalità del 50% circa, ma farà aumentare di conseguenza anche il tempo necessario per raggiungere l'immunità di gregge, a meno che non venga sviluppato velocemente un vaccino efficace al 100%.

Gli anticorpi naturali verso i Coronavirus stagionali, che causano il comune raffreddore, non sono di lunga durata e l'efficacia della loro formazione decresce con l'aumentare dell'età (11). La stessa cosa possiamo aspettarcela con qualunque vaccino verso questi Coronavirus.
Questo significa che potremmo aver bisogno di un vaccino annuale, ammesso che sia efficace al 100%.

E i farmaci antivirali?

Hanno una ridotta comprovata attività contro le infezioni virali e la SARS-COV2 non richiede nell'ospite, come avviene invece nell' HIV, un metabolismo cellulare specializzato, tale da presentare dei potenziali, specifici bersagli farmacologici. Questo spiega perchè i tentativi di usare farmaci antivirali per HIV non hanno funzionato per questa infezione da SARS-COV2 (12). Oltretutto i farmaci antivirali funzionano solo dopo che il virus è entrato dentro la cellula mentre i nostri anticorpi naturali legano il virus prima che entri, formando il complesso virus-anticorpo,destinato ad essere eliminato dal sistema immunitario. In conclusione senza un vaccino efficace, l'unico modo di ottenere gli anticorpi è quello di contrarre l'infezione.Anche in questo caso si spera di ottenere l'immunità per tutta la vita. Per il virus del morbillo ciò accade,ma per altre infezioni virali, come l'influenza, l'intervallo di tempo è assai minore, tanto da richiedere un nuovo vaccino ogni anno.
Dato che gli anticorpi di coronavirus che causano il comune raffreddore, hanno una durata molto limitata, ci si può aspettare una recidiva  annuale del focolaio da Covid-19, esattamente come un comune raffreddore o influenza.

Secondo il Dott. Sears vi è un terzo approccio che ha il più grande beneficio potenziale per combattere SARS-COV2 in attesa che si instauri l'immunità di gregge a lungo termine e che non è influenzato dalla durata degli anticorpi: l'ottimizzazione della nostra Risposta interna di Risoluzione (13) al virus da parte del sistema immunitario innato e adattativo.


Il primo organo bersaglio della SARS-COV2 è il polmone e l'infiammazione non risolta in questa sede causa la ARDS (Acute Respiratory Distress Syndrome) richiedendo l'ospedalizzazione di circa il 20% degli infettati. Nei casi più severi può richiedere un ventilatore per la sopravvivenza del paziente. I primi dati dalla Cina indicano che chi sopravvive alla ARDS può avere un ampio danno polmonare permanente che potrebbe richiedere molti anni per la sua guarigione (14). La causa principale è dovuta alla fibrosi o  formazione di tessuto cicatriziale. ARDS e fibrosi polmonare sono entrambe conseguenze del blocco della risposta di risoluzione al processo infiammatorio.
Non ci sono farmaci per ottimizzare la nostra Risposta di Risoluzione in quanto essa è sotto lo stretto controllo nutrizionale.

La nutrizione antinfiammatoria non necessita di innovazione biotecnologica nè di eroici sostegni finanziari governativi, ma rappresenta la prima linea ormonale e di espressione genica indotta dalla dieta, indispensabile per prevenire potenzialmente e amministrare SARS-COV2.


Come facciamo a riconoscere se la nostra Risposta di Risoluzione interna si è attuata?

La risposta viene dai markers definiti dalla Dieta Zona (13):


- il rapporto TR/HDL, che indica la nostra capacità di ridurre l'infiammazione indotta dalla dieta e rappresenta la funzionalità indiretta dell'ormone insulina
- il rapporto AA/EPA. che indica la capacità di risolvere l'infiammazione cellulare subordinata alla cocentrazione adeguata di omega 3 nel sangue
- i livelli di HbA1C (Emoglobina Glicosilata) che misura la nostra capacità di risolvere lo stress ossidativo per riparare i tessuti danneggiati.

Se siamo in Zona vuol dire che abbiamo fatto il possibile per ottimizzare la nostra Risposta di Risoluzione interna e ciò  permetterà di minimizzare i danni ai polmoni o agli altri organi e infine si svilupperà l'immunità di gregge. In tal modo, mantenendoci quotidianamente  in Zona, possiamo trovarci più preparati per situazioni future.
Pertanto bisogna trattare la dieta come un farmaco, da prendere al momento giusto nella dose giusta.

Come funziona il nostro organismo contro le infezioni virali respiratorie?

Dopo milioni di anni di evoluzione , la nostra principale difesa contro le infezioni virali in generale e dei virus respiratori in particolare, continua ad essere il mantenimento dell'integrità delle nostre barriere naturali. La prima è la barriera mucosale, che riveste le vie respiratorie e continua in tutto l'intestino. Più è spessa la barriera e e più è difficile per il virus raggiungere la superficie del tessuto polmonare. Lo spessore della barriera è controllata in ampia misura dalla dieta.
La mucina, la glicoproteina del muco è secreta da cellule mucipare collocate in tutte le vie aeree superori, polmone, intestino tenue, colon e occhi.
Se il virus riesce a superare la barriera mucosa si trova difronte un ulteriore impedimento rappresentato dalla barriera formata da cellule epiteliali che rivestono il tessuto polmonare e tenute ben strette l'una con l'altra dalle tight-junction, cioè giunzioni serrate, formate da proteine, per impedire l'ingresso del virus. Ma quando vi è un processo infiammatorio, anche pregresso, come può essere una malattia a stampo cronico-degenerativo (diabete, malattia cardiovascolare, asma), aumenta la permeabilità delle tight- junction rendendo facilmente possibile ai frammenti virali di penetrare nei tessuti o nel sangue. Si ha quindi un polmone permeabile. Pertanto il virus, infrante le due barriere, penetra con facilità nel tessuto polmonare. Il nostro organismo, a questo punto, si rivolge al sistema immunitario innato per raccogliere letteralmente la sfida alla sua difesa.


Tempesta di citochine

E' chiaro che non tutti i soggetti hanno il medesimo impatto immunologico con SARS-COV2. Alcuni non hanno sintomi (sono gli asintomatici), altri hanno sintomi lievi (sono i paucisintomatici), altri ancora hanno sintomatologia grave che richiede trattamento sanitario intensivo ed altri purtroppo muoiono.
Secondo Sears la percentuale degli infettati è di circa 5 volte maggiore di quella che ci si potrebbe aspettare da un infezione respiratoria da virus influenzale. La severità della SARS-COV2 sembra sia correlata al livello totale di citochine prodotte dal sistema immunitario innato.
La sintesi di citochine è necessaria inizialmente per contrastare il virus, ma se la produzione non viene spenta, si può sviluppare una vera e propria tempesta crescente che porta a problemi massivi al polmoni, danni al cuore e al cervello.
La tempesta di citochine avviene perchè la Risposta interna di Risoluzione del processo infiammatorio si è bloccata per un corto circuito avvenuto nell'ampia gamma dei nostri meccanismi di difesa. Mentre sta avvenendo fisiologicamente una violenta risposta infiammatoria, i linfociti nel torrente circolatorio, vengono attivati e trasformati in vere e proprie macchine da guerra, cioè in Neutrofili e Macrofagi pro-infiammatori che si dirigono sul luogo dell'infezione diventato un vero e proprio campo di battaglia.

Se la nostra Risposta interna di Risoluzione si sta svolgendo correttamente, i residui cellulari vengono eliminati prontamente dalle Resolvine, sintetizzate dagli Omega-3, che trasformano i macrofagi pro-infiammatori (tipo 1) in macrofagi anti-infiammatori (tipo 2), deputati ad eliminare i detriti cellulari che andrebbero altrimenti a stimolare nuovi cicli di produzione di citochine.
I farmaci antinfiammatori inibiscono la trasformazione dei macrofagi di tipo 1 in macrofagi di tipo 2.
In questa fase di Risoluzione è coinvolto" l'enzima della vita" AMPK  attivato dai polifenoli della dieta per promuovere la riparazione del tessuto danneggiato. Contemporaneamente si attiva anche la parte più sofisticata del  nostro sistema adattativo con la costruzione di anticorpi che digeriscono letteralmente il virus e ne conservano la memoria per bloccarlo precocemente qualora si presentasse di nuovo.

La SARS-COV2 non è un virus letale di per sè, ma l'infezione virale mette a nudo l'infiammazione già esistente,irrisolta nell'organismo , proveniente da condizioni come obesità, diabete, malattia cardiovascolare, asma e si aggiunge pericolosamente ad essa. E' essenzialmente la goccia che fa traboccare il vaso.


In attesa che la ricerca produca buoni test per il virus, i suoi anticorpi o test per le citochine, può essere usato un semplice test da eseguire che mette in evidenza il rapporto AA/EPA, cioè il rapporto tra gli Omega-3 e gli Omega-6 che è un eccellente marker indiretto dei livelli di citochine.

Avere un elevato rapporto AA/EPA  per la SARS-COV2 significa probabilmente avere una iper produzione di citochine che darà luogo all'aumento della severità sintomatologica.

Non esiste in Nutrizione una formula magica, ma la Nutrizione Antinfiammatoria Pro-Risoluzione richiede una costante sinergia quotidiana di ormoni e geni influenzati dalla dieta. E' una pratica quotidiana che deve durare tutta la vita.

La Dieta Zona è ipocalorica, antinfiammatoria, con un adeguato apporto di proteine, moderata in carboidrati (ma ricchi in fibre fermentabili) e basso tenore di grassi (povera in saturi ed Omega-6)ma ricca in grassi monoinsaturi: olio e.v.o. e frutta oleosa, che non influiscono sulla funzionalità insulinica e pertanto sulla prima base dove si costruisce l'infiammazione sub-cellulare.
E' stata progettata per ridurre i livelli degli Eicosanoidi infiammatori che contribuiscono insieme alle citochine ad aumentare l'intensità dell'infiammazione. E' un programma Nutrizionale Pro-Risoluzione.
Le fibre fermentabili derivanti dalla verdura, frutta e legumi sono necessarie per la flora batterica intestinale, al fine di produrre acidi grassi a corta catena, come ad esempio l'acido butirrico, per promuovere la sintesi di muco in tutto l'organismo.
La dieta deve essere supportata da una quota congrua di acidi grassi essenziali Omega-3 (dei quali vi è carenza in tutto il mondo industrializzato) per costruire Resolvine che oltre a risolvere il processo infiammatorio, aiutano il sistema immunitario a riconoscere il virus attraverso un processo chiamato EFFEROCITOSI e da una quota adeguata di Polifenoli per attivare AMPK, in grado di inibire l'infiammazione, di mantenere l'integrità delle barriere naturali dell'organismo e di coadiuvare i linfociti del sistema immunitario adattativo ad acquisire memoria immunologica verso il virus.

Secondo lo scienziato una forte Risposta di Risoluzione è attualmente il miglior farmaco per far fronte all'infezione da SARS-COV2 e per prevenire infezioni future. Chiaramente è necessario del tempo per ottimizzare la miglior applicazione della Nutrizione Antinfiammatoria; occorrono almeno 3 mesi di pratica nutrizionale Pro-Risoluzione. D'altro canto ci vuole ancora meno tempo (forse poche settimane) per perdere molto di quella ottimizzazione una volta che si smette di tenere costante la dieta.
Dal momento che tutte le infezioni virali sono casuali, significa che si deve mantenere un programma nutrizionale coerente e costante per tutta la vita. Oltre a ciò, visto che sicuramente i cambiamenti climatici, la globalizzazione continueranno ad esistere, continuerà anche un ondata di futuri nuovi microbi ai quali il nostro sistema immunitario dovrà rapportarsi. Ricordando che una Robusta Risposta di Risoluzione ai processi infiammatori è sotto uno stretto controllo nutrizionale, rimane una scelta individuale quella di mettere il nostro destino completamente nelle mani delle industrie farmaceutiche, che usciranno con nuovi e strepitosi vaccini o farmaci antivirali, dicendoci però che possiamo mangiare tutto quello che vogliamo.

Da nutrizionista non posso che condividere le idee e i pensieri di Barry Sears,dal momento che li applico da oltre 20 anni con ottimi risultati nella popolazione in termini di benessere psico-fisico e di ottimizzazione dei parametri biochimici legati allo stato di salute. In attesa soprattutto che la ricerca si avvalga di strumenti farmacologici risolutivi o di un vaccino efficace, ritengo fondamentale, in questo momento critico, di salvaguardare il più possibile il nostro sistema immunitario, adottando la Nutrizione Antinfiammatoria che si avvale della dieta Zona come base alimentare e di una sapiente integrazione, mirata a far diventare la dieta stessa una vera e propria biotecnologia avanzata per il controllo dei nostri geni e di conseguenza del nostro sistema immunitario.

Pertanto stiamo in Zona, sempre.





References

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