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Quanto dobbiamo stare lontano dallo zucchero nelle bevande?


Lo zucchero, per la legislazione italiana è il saccarosio, un disaccaride formato da una molecola di fruttosio e una di glucosio.
Bevande e bibite, che contengono questo zucchero, sono alimenti ad elevato carico glicemico (high GL), pertanto con altissima densità energetica, concentrata in poca quantità di prodotto.
Il consumo sporadico, frequente o peggio ancora quotidiano, fa sì che il glucosio, abbondante in questi alimenti, venga rapidamente assorbito e stimoli in modo eccessivo la produzione di insulina, ormone dell'immagazzinamento, il quale convoglia il glucosio in eccesso nel tessuto adiposo, a formare grassi, soprattutto quello collocato a livello addominale, facendo aumentare inesorabilmente la circonferenza della vita.
Quest'ultima è un punto focale dell'organismo, da tenere sotto controllo per tutta la durata della nostra esistenza, poiché l'ipertrofia della cellula adiposa addominale conduce all'avvio di una potente ed inarrestabile cascata infiammatoria, correlata alle patologie a stampo cronico-degenerativo come diabete, malattia cardiovascolare, cancro, malattie neurologiche e patologie autoimmunitarie, in continuo aumento in tutto il mondo industrializzato che non possiamo più definire solamente occidentale.

Il consumo frequente di tali bevande predispone perciò non solo ad ingrassare nel punto nevralgico del nostro metabolismo, ma l'infiammazione della cellula adiposa provoca la distruzione della flora batterica "buona ed utile" e crea la condizione per la dominanza di ceppi patogeni in tutti gli organi ed apparati.
Inoltre gli elevati livelli di insulina predispongono ad un senso continuo di fame a causa dell'instabilità della glicemia che conduce il sistema nervoso centrale ad una richiesta costante di glucosio, nonostante sia stato ingerito in abbondante quantità, ma completamente immagazzinato. Questo circolo vizioso è perpetuo.

La fame è un istinto primordiale, non può essere controllata dalla ragione e non permette di scegliere il cibo da consumare; è l'appetito, o fame moderata, che permette la gestione del comportamento alimentare.

Genericamente una bibita gasata, tipo cola o aranciata, oppure una bevanda zuccherata a base di tè o un succo di frutta, contiene in media dagli 11g ai 35g di zucchero (che equivalgono da 2 a 7 zollette). Non è affatto difficile consumare questi alimenti più di una volta al giorno, tenendo presente la facile reperibilità, il costo accessibile e la ampia distribuzione nelle strutture pubbliche e private. È una quota molto elevata tenendo conto che il consumo di una bibita soddisfa il fabbisogno carboidratico di un pasto intero. 
Non vi è attività fisica che tenga perché il glucosio immagazzinato non viene affatto reso disponibile a causa dei livelli insulinici che rimangono costantemente elevati.
Il problema non trova soluzione nemmeno qualora si decida di assumere bibite o bevande con la dicitura "senza zucchero", "light", "sugar free" o "zero", poiché l'organismo non funziona in termini chilocalorici (kcal), ma si regola con i geni e con gli ormoni che vengono influenzati dalla dieta.

Anche i dolcificanti, di qualunque natura essi siano, inducono nell'organismo il medesimo comportamento di dipendenza dal sapore dolce. Questo importante concetto è emerso in un interessante studio condotto all'università Bordeaux nel 2007, che ha portato la Francia, non a caso, ad applicare nel 2012 la Sugar tax nelle bevande e negli alimenti, estendendola anche agli edulcoranti.
È in realtà il sapore dolce, intenso e ripetuto, ad attivare i medesimi segnali stimolati anche dalle droghe da abuso.
La ricerca ha messo in luce i seguenti punti:
1) gli zuccheri raffinati come il fruttosio e il glucosio erano scarsi se non assenti fino a pochi decenni fa nella storia dell'uomo.
2) ci sono molte affinità tra i cibi dal sapore dolce e le droghe da abuso
3) il gusto dolce intenso, che provenga da saccarosio o dolcificanti, può superare la gratificazione che conferisce la cocaina anche in individui sensibilizzati alla droga e dipendenti da essi.

La spiegazione è data dai recettori per il dolce che, nella maggior parte dei mammiferi,  si sono evoluti nello sviluppo ancestrale primitivo (in povertà di zuccheri) e non vi è ancora adattamento genetico.
Se tali ricettori vengono stimolati troppo da una dieta ricca di glucosio, questo fenomeno provoca un super stimolo a livello dell'ipotalamo, dove risiede il sistema di regolazione dell'appetito, che fa "scavalcare" i meccanismi di controllo e provocare quindi dipendenza.
I sapori dolci e le droghe stimolano i segnali della dopamina nel nucleo striato ventrale, la via coinvolta in tutti i processi di ricompensa ed apprendimento.

La bibita zuccherata o edulcorata, se consumata, come spesso accade, insieme ad alimenti ad alto carico glicemico, come snack, merendine, dessert (soprattutto contenenti oli vegetali Omega 6 altamente infiammatori), pizza e prodotti da fast food, il pasto diventa un connubio esplosivo da tipica "tempesta nutrizionale" con produzione di sostanze infiammatorie di altissimo livello.


Secondo la testata giornalistica "il Fatto Alimentare", specializzata in sicurezza alimentare, sono ormai cinquanta i paesi che applicano la Sugar tax: La Francia l'ha resa attiva dal 2012, promuovendo un'educazione verso il consumatore, spronandolo ad acquistare meno bibite zuccherate o edulcorate. Anche il Regno Unito si è attivato ma ha preferito stimolare il produttore a ridurre il contenuto di zucchero nelle bevande. In Norvegia la Sugar tax esiste dal 1922 e nel 2018 è stata estesa non solo alle bibite zuccherate ma anche ai succhi di frutta. In Belgio dal 2016 è stata applicata a tutte le bevande zuccherate ed edulcorate. In Danimarca fu istituita una Sugar tax negli anni '30 ed abrogata nel 2013 insieme alla Fat tax.
E in Italia? Non esiste ancora nessuna legge in vigore ma solo il sostegno di qualche società scientifica, vari nutrizionisti e OMS.  Vi è invece opposizione da parte di alcune associazioni di categoria per timore di mettere in pericolo il made in italy.

In Italia purtroppo non esiste un'agenzia indipendente per la sicurezza alimentare che informi il consumatore in modo obiettivo dal punto di vista nutrizionale. In assenza di una legge, si assiste non a caso, al paradosso di trovare nel nostro paese, una bibita, tipo aranciata, con una determinata quota di zucchero e la medesima nel Regno Unito con il contenuto quasi dimezzato perchè lì è in vigore la Sugar tax.

Il consiglio nutrizionale è quello di stare lontani da questa tipologia di bibite e bevande poiché portano inevitabilmente ad aumentare la circonferenza addominale con i rischi che ne conseguono e stimolano perennemente la fame.

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