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Ci vuole sale. Solo in zucca però


Ti parlo del sale, Parola - Ops...condimento che evoca cose positive (si dice che è intelligente chi ha sale in zucca!) ma nella nutrizione è molto birichino. E quindi bisogna fare attenzione. Ci sono cosa da sapere sul suo uso o non uso, sulla sapidità presunta o tale, sulle abitudini. E così via. Con questi consigli mi piace pensare che ho messo un po’ di sale anche io nella discussione. E non fa certo male. Seguimi!


Il sale in eccesso, si sa, è un importante fattore di rischio perché fa salire la pressione arteriosa oltre il valore limite dei 130/85mmHg. In base alle direttive dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), il consumo giornaliero di sale per un individuo adulto non dovrebbe superare i 5 grammi. Attualmente, ne consumiamo, in media, 10-12 grammi al giorno: se solo dimezzassimo questa quantità, potremmo abbattere del 17% la probabilità di malattie cardiovascolari e del 23% quella di ictus.

A questa importante affermazione, che sottoscrivo, aggiungo che bisogna abituarsi ad una alimentazione povera di sale aggiunto, arricchita invece di spezie ed erbe aromatiche per dare sapore e fornire preziosi polifenoli. Inoltre è bene imparare gradatamente a non dolcificare con nulla caffè, the, bibite, frullati, centrifugati. Questo per evitare che tali cibi diventino inevitabilmente induttori di insulina e procurino a breve un incipiente senso di fame.

Abituati alla verdura e alla frutta! Il consumo quotidiano di frutta e verdura di stagione, si sa, è fondamentale per contrastare l’azione dei radicali liberi responsabili dell’invecchiamento cellulare. Inoltre, gli alimenti freschi di stagione contengono vitamine amiche del cuore (E, C, betacarotene). Se vogliamo insomma creare abitudini corrette, consiglio di consumare quotidianamente frutta ricca di vitamina C e di polifenoli come kiwi, frutti di bosco, agrumi, ricordando che le arance vanno consumate con la buccia (come usano gli abitanti della Sardegna e della Sicilia), proprio per ingerire fibra che rallenta l’assorbimento dei grassi e del glucosio, abbassando così il carico glicemico del pasto e selezionando, naturalmente, quella meno trattata possibile.

Tutto parte poi dall’intestino Gli organi, compreso il cuore godono di buona salute se la barriera intestinale viene mantenuta integra (è la prima trincea di difesa del nostro organismo) ed è il regno della flora batterica con cui dobbiamo relazionare nella maniera più perfetta possibile fornendo ad essa i nutrienti adeguati in modo che essa ci restituisca sostanze focali per combattere i processi infiammatori a carico dell’intestino che di estendono con facilità estrema anche agli altri organi. È per questo che dobbiamo assumere fibre eccellenti fornite dai legumi, nonché alimenti che contengano direttamente probiotici come yogurt e, meglio ancora, kefir per la ricchezza maggiore di fermenti lattici.

Per cambiare rotta e avere risultati definitivi sulla bilancia, bisogna togliere dalla dieta quotidiana i carboidrati ad elevato carico glicemico derivanti soprattutto da cereali bianchi (pasta, riso, cous cous, pane), essi non vanno demonizzati, ma vanno assunti nella versione solo integrale, contenendone comunque la frequenza e le porzioni (il carico glicemico è alto lo stesso). Bisogna anche accertare la vera biologicità di questi integrali: non basta infatti veder scritto biologico per essere tranquilli. In questa categoria di carboidrati vanno compresi anche i dolci. Questo tipo di carboidrati va correlato con l’attività fisica e concordato il momento dell’assunzione durante la giornata, con il nutrizionista che sia preparato in nutrizione antinfiammatoria, in modo da non elevare troppo i livelli insulinici e compromettere anche la performance fisica.

Fare esercizio fisico moderato per almeno 40 minuti, tre volte alla settimana, è fondamentale per favorire la diminuzione del peso, l’aumento del colesterolo buono Hdl e l’abbassamento del livello dei trigliceridi e della glicemia. Sì, siamo tutti d’accordo sui questa affermazione! Bisogna fare esercizio. Spiega Maria Assunta Ciacci, Zone consultant: L’attività fisica ottimale per il cuore è quella moderata, eseguita, senza stress in condizioni di relax, senza sottoporre il fisico ad esercizi intensi e a continui movimenti meccanici che impediscono all’organismo di sintetizzare le endorfine, gli ormoni del piacere e del benessere psico-fisico.

I valori ottimali… Se una dieta come la Zona viene eseguita bene, uno dei risultati importanti per l’attività cardiaca è l’ottimizzazione del rapporto tra i trigliceridi ed il colesterolo buono (Hdl), indice indiretto della presenza o meno di infiammazione silente. Non sono infatti tanto i cibi che contengono colesterolo che debbono essere evitati (es formaggi o uova) quanto quelli che lo fanno sintetizzare dal fegato sotto la spinta dell’insulina e questi non sono i grassi ma i carboidrati ad elevato carico glicemico. In biochimica da nessun grasso deriva un altro grasso.

Quei grassi giusti per il cuore: sono molto importanti gli omega 3, gli acidi grassi polinsaturi essenziali ( li dobbiamo introdurre necessariamente con l’alimentazione) , non solo quelli contenuti negli alimenti ( pesci e carni magre), ma anche la quota che nella moderna nutrizione deve essere introdotta come dimostrato dallo studio Gissi nel 1999.

A proposito di chi si vanta di averne di Omega 3 buoni: un cibo eccellente per il cuore è la frutta oleosa fresca e secca, parlo di olive, di avocado, ne produciamo di biologico in Sicilia, poi noci mandorle, pinoli, pistacchi, nocciole: che non solo contengono grassi eccellenti (monoinsaturi) che non disturbano affatto l’insulina, ma possiedono un aminoacido non essenziale che è l’arginina da cui deriva la sintesi dell’ossido nitrico, il più potente vasodilatatore dell’organismo. Questi grassi buoni, insieme all’olio d’oliva extravergine vanno consumati tutti i giorni (l’olio e.v.o. più volte al giorno).

Quei grassi sbagliati… bisogna evitare il più possibile l’uso e la presenza negli alimenti di tutti gli oli vegetali diversi dalla preziosa frutta oleosa fresca e frutta oleosa secca, poiché facendo parte della categoria omega 6, questi grassi concentrati diventano pericolosamente infiammatori.

Alleggerisci la dieta settimanale di carni trasformate salate privilegiando soloaffettati magri locali e nazionali di cui è tracciabile la qualità nutrizionale, la provenienza della materia prima, il rispetto dell’ambiente e dell’eticità del produttore nei confronti degli animali.

Nota bene: questi consigli mi sono stati chiesti a supporto di uno speciale on line dedicato ad uno stile di vita a prova di cuore, pensato dagli esperti di Aquasalis e di Fondazione Cardioteam Onlus lo scrivo perché mi fa piacere sapere che nel mondo della nutrizione (anche quello produttivo) ci si prodiga a fare cultura! E poi, parola d’ordine è sempre la prevenzione, a proposito lo sapevi che Il rischio cardiovascolare del fumatore è 5 volte superiore a quello di un non fumatore? Ma non solo: il fumo è un fattore che predispone all’ipertensione arteriosa. Anche se è passivo, provoca danni pari al 30% del fumo attivo.

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